Omotossicologia

 

Che cos'è l'Omotossicologia

La Medicina Biologica secondo il pensiero di Reckeweg

Le omotossine

Le cause della malattia secondo l'Omotossicologia

Lo scopo del trattamento medico secondo l'Omotossicologia

Le caratteristiche dei rimedi omotossicologici


Che cos'è l'Omotossicologia

L'Omotossicologia rappresenta un'evoluzione delle teorie omeopatiche formulate da Hahnemann alla luce delle più recenti acquisizioni nel campo della Biologia, della Medicina e della Fisica, in un'opera di sintesi avviata dal suo ideatore: il Dott. Hans-Heinrich Reckeweg e, a tutt'oggi, proseguita da quanti operano nell'ambito dell'Omotossicologia interpretando le continue scoperte scientifiche alla luce di una visione olistica della Medicina Biologica, ispirata alle teorie di Hahnemann ed alle leggi della fisiologia e fisiopatologia bioenergetica della Medicina Tradizionale Cinese, della fiospatologia accademica e di altre metodiche terapeutiche olistiche.
A Reckeweg va, pertanto, attribuito il merito di aver rinnovato le teorie omeopatiche alla luce delle più recenti scoperte scientifiche in campo medico, biologico, fisico etc.
La nascita dell'Omotossicologia è fatta risalire ufficialmente all'anno 1952 Quando il Dott. Hans H. Reckeweg pubblicò sul Munchner Medizinske Magazin un articolo dal nome: "Effetti di vicariazione, omotossine e fasi delle malattie nei tessuti dei tre foglietti blastodermici" nel quale venivano descritti i principi fondamentali alla base dell'Omotossicologia. I concetti fondamentali introdotti da Recheweg alla base dell'Omotossicologia sono quello della MEDICINA BIOLOGICA e quello di OMOTOSSINA.

La Medicina Biologica secondo il pensiero di Reckeweg

Con il termine MEDICINA BIOLOGICA, Reckeweg intendeva descrivere un sistema diagnostico e terapeutico che avesse come base una concezione cosmica della Medicina il cui oggetto fosse l'UOMO, inteso come sistema biologico facente parte integrante dell'ambiente che lo circonda.Alla base di questa concezione della Medicina non ci sono, come ad una superficiale valutazione potrebbe apparire, delle astrazioni filosofiche, ma delle solide basi biofisiche che affondano le proprie radici nella recentissma "Teoria dei sistemi". Da un punto di vista biofisico, infatti, l'Uomo è un sistema aperto, quindi, dissipativo: esso, cioè, scambia energia e materia con l'ambiente che lo circonda grazie alla realizzazione di un gradiente energetico di flusso. Il nostro organismo, come quello di tutti i sistemi viventi, infatti, assume energia e materia dall'esterno, li elabora e, quindi, li emette nuovamente nell'ambiente. Tale flusso è fondamentale per il mantenimento della vita, se l'energia, infatti, fosse trattenuta all'interno del sistema ciò provocherebbe un grave aumento del disordine (entropia) che porterebbe a morte l'organismo. I sistemi aperti, infatti, rappresentano un'eccezione alla seconda legge della termodinamica la quale afferma che apportando energia ad in un sistema chiuso il disordine del sistema aumenta (aumento di entropia). Nella materia vivente, però, l'aumento del disordine e, quindi, dell'entropia, porterebbe alla disgregazione ed alla morte. Il carattere dissipativo dei sistemi biologici aperti consente, invece, la dispersione dell'entropia all'esterno permettendo, così, all'organismo vivente di assorbire energia dall'ambiente esterno, senza subire un aumento catastrofico della propria entropia. Ciò, però, si può realizzare solo se esiste un gradiente d'entropia tra l'interno del sistema e l'ambiente circostante: solo l'esistenza di una differente quantità di entropia tra l'interno e l'esterno del sistema consente, infatti, al sistema biologico di dissipare l'entropia nell'ambiente esterno, dove l'entropia è più bassa rispetto all'interno. Le leggi della termodinamica applicate ai sistemi aperti, come quelli biologici, ci ammoniscono a mantenere basso lo stato d'entropia, ossia di disordine, dell'ambiente che ci circonda. Se l'entropia ambientale tende, infatti, ad aumentare, diventa sempre più difficile, per i sistemi biologici, dissipare quella prodotta al loro interno. L'aumento del disordine nell'organismo vivente porta ad una disorganizzazione dei sistemi di regolazione e, quindi, alla malattia ed alla morte. In questa maniera la Medicina Biologica diventa anche Medicina Ecologica: l'intero Ecosistema è un essere vivente di cui l'Uomo fa parte: la salute d' ogni essere vivente è strettamente legata alla salute dell'Ecosistema da leggi fisiche innegabili.

Le omotossine

L'altro concetto fondamentale introdotto da Reckeweg è quello di OMOTOSSINA intendendo con questo termine qualsiasi sostanza d'origine esogena od endogena (prodotta dall'organismo stesso) in grado di mediare un danno alla salute dell'essere umano. Tali sostanze possono essere introdotte nell'organismo dall'esterno (antigeni, tossici alimentari, ambientali, professionali, inquinanti, farmaci, etc) o possono essere prodotte dal nostro organismo nel corso del metabolismo (ac. urico, istamina, urea, colesterolo etc.) soprattutto se prodotte in eccesso (in dosi normali le stesse sostanze svolgono suoli fisiologici). La presenza di queste sostanze all'interno dell'organismo è in grado di aumentare lo stato di disordine del sistema stesso, e pertanto, è fondamentale la loro eliminazione. Poiché le omotossine omotossine svolgono un'azione tossica, il sistema difensivo dell'organismo è costantemente impegnato alla loro eliminazione attraverso gli organi emuntori e le escrezioni fisiologiche: urine, feci, saliva, sudorazione, respirazione, sangue mestruale. Nel caso il carico omotossinico tenda ad aumentare, o per un aumento della produzione o dell'introduzione dall'esterno di altre tossine, o per un deficit dei sistemi di depurazione, l'organismo attiva ulteriormente il sistema di difesa attraverso l'infiammazione per incrementare l'eliminazione delle tossine. Grazie alla flogosi, infatti, si realizza la catabolizzazione (distruzione) delle omotossine, la loro fagocitosi (inglobamento da parte di aprticolari tipi di globuli bianchi) e trasporto a livello degli organi di depurazione per la loro definitiva espulsione dall'organismo.

Le cause della malattia secondo l’Omotossicologia

Se l'organismo non riesce a smaltire le omotossine con l'attivazione dei processi infiammatori, per notevole sovraccarico tossico, per insufficienza dei sistemi difensivi e/o perché l'uso degli stessi antiinfiammatori blocca la risposta difensiva stessa, è costretto a depositarle, dapprima nel tessuto connettivo e, poi, all’interno delle cellule. Il tessuto connettivo (che corrisponde al tessuto osseo, al tessuto adiposo, al tessuto elastico, al tessuto fibroso, tessuti che compongono gran parte dei nostri organi) oltre ad essere la trama di sostegno disposta ubiquitariamente in tutto l’organismo, svolge un ruolo metabolico fondamentale essendo il teatro dove si svolgono tutte le reazioni biochimiche e, quindi, anche quelle legate agli stessi processi infiammatori. Quando questo tessuto si satura di sostanze tossiche e prodotti di scarto del metabolismo, questi cominciano ad essere depositati all’interno delle cellule aprendo la strada alle malattie croniche degenerative e, quindi, allo sviluppo delle neoplasie. Se i sintomi delle cosiddette "malattie" rappresentano il risultato dell’attivazione dei meccanismi difensivi finalizzati alla catabolizzazione (distruzione) delle omotossine, allora le "malattie" non sono altro che l’espressione del tentativo messo in atto dall’organismo per difendersi dall’aggressione dei diversi fattori nocivi. Sulla base di questo concetto è necessario riconsiderare il valore del termine "malattia" la quale è, secondo Reckeweg, "espressione delle risposte difensive, biologicamente opportune, contro omotossine esogene o endogene, oppure è espressione dei danni tossici subiti che l’organismo cerca di compensare con un riequilibrio funzionale". Conseguentemente un atteggiamento terapeutico finalizzato alla repressione dei sintomi risulta nocivo per il nostro organismo essendo responsabile del blocco di quei meccanismi difensivi attivati dal nostro sistema biologico al fine di eliminare le omotossine. Ne deriva che l’uso degli antinfiammatori e di tutti quei presidi terapeutici finalizzati all’inibizione o repressione della risposta infiammatoria risulta estremamente dannoso. Il blocco della eliminazione delle omotossine, infatti, porta a numerose conseguenze. Il persistere delle omotossine, infatti, determina da un lato, la riattivazione dei processi infiammatori al fine di ottenere finalmente l’eliminazione delle stesse (recidive o cronicizzazione dell'infiammazione) e, dall'altro consente alle stesse di svolgere il proprio ruolo patogeno alterando le funzioni dell'organismo.

Lo scopo del trattamento medico secondo l’Omotossicologia

Lo scopo della terapia medica deve essere, quindi, non quello di reprimere la risposta dell’organismo, ma quello di potenziarne le capacità difensive favorendo i meccanismi di autoguarigione che sono strettamente legati alla possibilità di eliminare il sovraccarico omotossinico. E’ proprio in tutto questo che si inserisce il ruolo terapeutico e preventivo dell’omeopatia e dell’omotossicologia. Mentre il trattamento allopatico agisce, quindi, opponendosi allo sforzo difensivo del sistema biologico, quello omeopatico e quello omotossicologico agiscono nella stessa direzione della risposta difensiva potenziandone gli effetti. E’ pur vero, comunque, che la risposta infiammatoria può assumere un andamento aggressivo tanto da rischiare di diventare essa stessa causa di danni. Il compito del medico deve essere proprio quello di capire quando un fenomeno infiammatorio, svincolatosi dai fenomeni di autocontrollo, può diventare pericoloso per l’organismo stesso, e/o quando le capacità difensive dell’organismo siano state completamente sopraffatte tanto da non poter essere più  in grado, da sole, di controllare i fattori aggressivi. Solo e soltanto in questi casi sarà necessario fare ricorso alle terapie allopatiche soppressive per il tempo strettamente necessario affinché quelle biologiche, contemporaneamente avviate, sortiscano gli effetti terapeutici di stimolo della risposta depurativa e difensiva.

Le caratteristiche dei rimedi omotossicologici

I rimedi omotossicologici sono solitamente dei rimedi complessi, ossia delle formulazioni farmaceutiche, disponibili in gocce, in compresse o in fiale, costituite dall’insieme di più rimedi omeopatici che vengono abbinati tra loro al fine di rafforzarne l’efficacia secondo principi di sinergia e complementarietà. Essi non solo possono essere prescritti in base a criteri omeopatici, ma anche in base alla diagnosi nosologica della malattia, così come normalmente si fa con i comuni farmaci allopatici.