Inibitori della Pompa Protonica e aumento del rischio di cancro gastrico

Cala ancora una volta la mannaia degli studi scientifici sull'uso degli inibitori di pompa (PPI). Un articolo pubblicato sull'ultimo numero di GUT mette in evidenza l'azione oncogenetica degli inibitori di pompa protonica utilizzati nel trattamento della gastrite da Helycobacter Pylori (HP) anche nei soggetti in cui questo è stato eradicato. Lo studio, ben condotto, riguarda un metanalisi su 63.397pazienti trattati tra il 2003 e il 2012 con PPI e ha permesso di riscontrare un aumento del rischio di sviluppare un cancro gastrico (hazard ratio: 2,44) in chi assume PPI. Un aumento significativamente rilevante. Ciò sarebbe dovuto al fatto che l'azione inibente sulla secrezione acida gastrica indotta dagli antisecretivi acidi aggrava l'atrofia gastrica e induce un incremento della secrezione di gastrina che è un fattore di crescita in grado di svolegere attività pro-oncogenica nel paziente con atrofia della mucosa gastrica. Il rischio è, invece, molto ridotto se il controllo della secrezione acida gastrica è effettuato con farmaci antagonisti del recettore dell'istamina-2 (H2RA), ora sempre meno utilizzati a favore del più potente PPI (ma evidentemente più pericoloso). In effetti, le linee guida relative all'eradicazione dell'HP sottolineano l'importanza di eradicare il microrganismo gastrico prima di effettuare terapie a lungo termine con PPI. Ma queto studio sembra sottolineare che ciò non è sufficiente a limitare il rischio indotto dall'inibitore di pompa che tende a incrementarsi proporzionalmente all'aumentare della durata del trattamento. 


Bibliografia: 

Cheung KSChan EWWong AYS, et al.: "Long-term proton pump inhibitors and risk of gastric cancer development after treatment for Helicobacter pylori: a population-based study"

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